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Solo il lavoro vero salverà la Basilicata

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A corredo dei dati sul censimento della popolazione del 2019, l’Istat ha pubblicato una cartina sulle tendenze demografiche dal 1951 al 2019 che plasticamente spiega il problema della Basilicata: senza lavoro vero non c’è niente, né sviluppo, né demografia, né speranza.

Basta guardare cosa è successo nei due comuni “arancioni”: Ferrandina e Pisticci. Avevano avuto grandi investimenti industriali con la politica dei poli di sviluppo negli anni ’60 fino alla sostanziale chiusura degli impianti a metà anni ’90. Con l’espansione industriale c’era stata l’espansione della popolazione: andata via l’industria il segno si è invertito.

E, soprattutto per Pisticci, non è servito nemmeno l’espansione dell’agricoltura di qualità che c’è stata in questi anni e anche quella delle attività turistiche. Fattori che hanno trainato gli altri comuni del metapontino (con l’eccezione di Bernalda).

Altrettanto chiaro è l’ “effetto città” prodotto dal Villa d’Agri (Marsico Vetere) che per le sue caratteristiche ha drenato popolazione dai comuni vicini e accolto l’immigrazione dei tecnici dell’industria petrolifera Ma si badi, il trend di Villa d’Agri, in parte giova del petrolio, perché è di più lungo periodo qualificandosi come centro di servizio per l’agricoltura dell’area, dei servizi godendo della favorevole posizione geografica e orografica.

Di Matera è facile dire, prima del boom della Capitale della Cultura, e da tempo con l’industria dei salotti, i servizi per l’agricoltura di tutta l’area, il terziario avanzato (che altre realtà hanno fatto a parole, e Matera nei fatti).

Quindi da un lato servono politiche per le famiglie (asili nido senza liste di attesa, scuola aperta anche il pomeriggio, contributi baby sitter e altro …… copiare Bolzano e usando i soldi delle royalties ….) e dall’altro iniziative per attrarre industria manifatturiera (e siccome ci sono aree industriale e, mi pare, 110 aree pip e paip sparse ovunque, come la gramigna, che reclamano presenze) in linea con i principi della transizione ecologica (che ci sono e stanno cercando spazi sulla base del paradigma “prato verde”, do you remember Fiat-Melfi?), e poi sostenere la trasformazione, già in corso, dell’agricoltura in verde e di qualità.

Se, invece, si continua a sperare nella pubblica amministrazione, nel sostegno ai consumi la strada è segnata.