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Lo scenario e i numeri della sanità in Basilicata

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I dati Istat sulla sanità della Basilicata

Il rapporto con cui l’Istat descrive la situazione del Paese quest’anno è inevitabilmente, e in modo determinante, segnato dall’emergenza pandemica. Tutto ciò che è accaduto ed è stato registrato dall’Istat fino al 31 dicembre 2019 – sui fronti sociali, culturali, economici – non può essere letto senza avere davanti il quadro dei primi mesi del 2020 e della pandemia di Covid-19, che ha segnato e modificato scenari e prospettive.

Vale anche per la Basilicata che, seppur tra le regioni meno colpite numericamente dal virus, ne paga gli effetti indiretti.

Anche la nostra regione, come le altre del Paese, deve ammettere che il tragico bilancio dell’epidemia resta sottostimato. E non solo perché il conteggio italiano ufficiale non include i decessi per coronavirus che hanno riguardato individui non sottoposti a tampone. Mancano all’appello dei morti per questa pandemia – segnala come una premessa ineludibile il rapporto – anche tutti gli esiti fatali di patologie diverse che si sarebbero potuti evitare o ritardare se la necessità di riallocare risorse materiali e umane del sistema sanitario verso l’assistenza COVID-19 non avesse portato all’interruzione di importanti percorsi assistenziali e terapeutici.

Il rapporto 2020 dedica ampio spazio alla lettura di punti di forza e debolezza del sistema sanitario pubblico ante Covid-19. Qual era la situazione della Basilicata?

Il 35% dei medici specialisti in Italia lavora nell’area dell’emergenza, delle malattie infettive, delle malattie dell’apparato respiratorio o cardiovascolare e della medicina interna, con una media nazionale di 110 specialisti per 100 mila residenti. La Basilicata, con le province autonome di Bolzano e Trento e il Veneto, ha una dotazione sotto la media (94 specialisti per 100 mila residenti). Dettagliando l’area di intervento, la Basilicata ha il primato negativo per specialisti in medicina interna: solo 23 su 100 mila residenti, rispetto ai 31 della media nazionale.

L’Istat ha messo sotto osservazione anche la rete ospedaliera. A partire dal 2010 il numero dei posti letto sul territorio nazionale è diminuito in maniera costante, per arrivare al 2018 con la media di 3,49 posti letto ogni mille abitanti. In Basilicata la degenza è quasi tutta allocata nel pubblico (nel privato sono allocati il 10,9% dei posti letto di lungodegenza e il 13,3% dei posti letto della riabilitazione).

Nel 2018 in Italia i posti letto nelle alte specializzazioni sono 27,44 ogni 100 mila abitanti, mentre nel 2010 erano 31,1. La dotazione più bassa è in Basilicata dove si avvicina a 20.

Diverso lo scenario dell’assistenza territoriale, per cui la Basilicata propone, insieme al Molise, la quota più alta di medici di medicina generale ogni 10 mila residenti: 8,5, contro i 7,1 di media nazionale. È alta anche la presenza di medici di continuità assistenziale (le guardie mediche): 9,7 ogni 10 mila residenti, contro una media nazionale di 2,9.

Le cifre relative ai pediatri di libera scelta raccontano anche un dato correlato:

l’aumento della dotazione dei pediatri a partire dal 2012 è collegato alla diminuzione della consistenza delle giovani generazioni a seguito del calo delle nascite.

La Basilicata è proprio tra le regioni in cui si assiste all’incremento più rilevante dei pediatri di libera scelta.

Sul piano della spesa finanziaria, la Basilicata è l’unica regione del Sud che al momento non è sottoposta a piani di rientro (il riallineamento, a seguito di verifica del Ministero della Salute, dei livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti LEA).

Le Regioni in piano di rientro dispongono mediamente di minori risorse pro capite. Nelle Regioni che rispettano i parametri di bilancio, invece, il finanziamento varia dal minimo di 1.862 euro in Basilicata al massimo di 2.085 in Emilia-Romagna.

Foto di Sasin Tipchai da Pixabay