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Pisticci, storia di Viviana primo sindaco lucano (dimenticato) dei CinqueStelle

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Il 19 giugno 2016 Pisticci, la quinta città più popolosa della Basilicata, eleggeva il primo sindaco del Movimento 5 Stelle (e anche il prima donna sindaco).

Viviana Verri, 30 anni, laureata in Giurisprudenza alla Luiss di Roma, arrivò al Municipio spinta dall’onda dell’avanzata grillina in tutto il Paese (negli stessi giorni furono elette Raggi a Roma e Appendino a Torino) e con l’abbrivio di un comizio di Alessandro Di Battista in piazza Elettra a Marconia al quale erano presenti migliaia di persone e anche lo stato maggiore Pentastellato locale (Liuzzi e Petrocelli) e nazionale, tra cui due sottosegretari prossimi venturi (Sibilia, Interno, tuttora in carica, e Tofalo, Difesa).

Al ballottaggio la Verri raddoppiò i voti del primo turno!

Viviana Verri si è ricandidata alle elezioni dell’ottobre 2021 ottenendo 1.716 voti (pari al 19,16%), non è stata rieletta sindaco ed è l’unico consigliere comunale del Movimento, ha concluso il suo mandato il 19 ottobre 2021 quando ha passato le consegne al vincitore delle elezioni Domenico Albano (Pd e tre civiche di centro sinistra) che ha sconfitto al ballottaggio Vito Di Trani (4 civiche di centrosinistra), lo stesso che cinque anni prima aveva perso al ballottaggio con la Verri.

In passato (2011-2016) Albano è stato il vicesindaco di Di Trani.

Ma torniamo al 2016. E a Viviana Verri, trentenne alla guida di un Municipio che storicamente ha avuto sindacature molto difficili e che solo in tre casi (e tra questi la Verri) ha visto concludere il mandato al primo cittadino.

Perché i Cinquestelle vinsero a Pisticci nello stesso anno di Roma e Torino?

Oltre al clima generale di entusiasmo dell’opinione pubblica verso il Movimento, ci sono altri elementi tutti molto locali che incisero nella “svolta”.

Pisticci rappresenta tutte le opportunità e tutte le contraddizioni della Basilicata: un territorio enorme (233,67 kmq), giusto per fare qualche paragone quattro volte San Marino, due volte Napoli, 1,2 volte Milano!

Dentro questo spazio enorme c’è quasi tutto: l’industria grande (meglio c’era, ma l’eredità è ancora assai pesante) e piccola, l’agricoltura intensiva ricca, il turismo mordi e fuggi e quello residenziale, le discariche, l’aeroporto a metà, due linee ferroviarie, due poli urbanistici maggiori, uno in declino, l’altro in crescita, l’ospedale “contrastato”, la fabbrica dell’Amaro Lucano, icona di tutti lucani ovunque essi siano, il dissesto idrogeologico che mina interi pezzi del centro.

Un cumulo di interessi, che negli anni ha pesato nella gestione amministrativa di questo Comune tanto che solo tre sindaci (e tra questi la Verri) hanno ultimato i cinque anni del mandato.

Ma vediamo nello specifico le opportunità e le contraddizioni

  1. Nel 1962 aprì l’Anic (in seguito Enichem Fibre), la società dell’Eni che operava nel petrolchimico specializzata in fibre sintetiche (acrilico e fiocco poliestere, in particolare, ma anche altri semilavorati): lo stabilimento dette lavoro a migliaia di persone. L’idea – per tutto il Mezzogiorno – era quella, attraverso la politica dei poli di sviluppo, di assorbire i lavoratori espulsi dall’agricoltura (di sussistenza del dopoguerra) dopo la riforma fondiaria e la prima ricomposizione delle terre (cioè nel metapontino l’ampliamento della superficie della proprietà agricola e lo sviluppo dell’irrigazione per modernizzare un’agricoltura arretrata e poco produttiva) e offrire un’alternativa all’emigrazione al nord.
  2. Nel 1985 – dopo avere già subito crisi collegate agli choc petroliferi del 1973 e 1979 – di fronte alla crisi mondiale delle fibre causata soprattutto dalle sovraproduzioni (l’Enichem decise che erano Ottana e Porto Torres in Sardegna gli stabilimenti dove concentrare la produzione di acrilico) e dal dumping della Turchia si avviò un drastico, quanto incerto, processo di riconversione industriale: fu l’inizio della fine della Val Basento così come era stata concepita da Enrico Mattei. L’Eni man mano chiuse negli anni successivi tutte le produzioni trascinando a picco l’indotto; le iniziative sostitutive messe in campo dall’Eni, con un sostanzioso investimento, furono per lo più dei flop clamorosi (compreso qualche truffa). Gran parte dei 2.000 operai finirono nel lungo cammino della cassa integrazione guadagni straordinaria e poi alla pensione. Nell’area industriale vi è anche un pista aerea, la cosiddetta Pista Mattei, da anni al centro di iniziative per trasformarla (piuttosto velleitariamente, almeno negli ultimi anni) in aeroporto commerciale finora senza fortuna.
  3. Agli inizi degli anni ’60, contemporaneamente all’avvio della politica di industrializzazione, la Riforma Fondiaria cominciò a dispiegare i suoi effetti: aumento delle aree irrigate e avvio delle produzioni intensive con maggiore valore aggiunto (rispetto alle produzioni estensive prevalentemente cerealicole): Marconia, frazione di Pisticci che il fascismo aveva fondato negli anni ’30 intitolandola beffardamente a Guglielmo Marconi, l’uomo delle comunicazioni, ma come luogo di confino dei dissidenti costretti ai lavori di bonifica dopo la fine della dittatura era rimasta sostanzialmente spopolata con la Riforma cominciò ad attirare popolazione non solo dal centro di Pisticci ma anche dai comuni dell’interno. Oggi ha più popolazione del centro storico e rappresenta un insieme di problemi non governati causati dalla crescita tumultuosa e da una politica urbanistica disinvolta.
  4. Negli anni ’80 è cominciato l’interesse per il mare e il turismo balneare, inizialmente confinato solo a Metaponto di Bernalda. Prima insediamenti privati, poi i primi villaggi fino all’arrivo del Club Med, e altre strutture più o meno di qualità.
  5. La questione demografica: su Pisticci -come sulla stragrande maggioranza dei comuni lucani – si abbatte la questione demografica. Nel 1991 la città raggiunge la punta massima di 18.311 abitanti, nel 2021 scende a 16.835. Non solo meno popolazione, ma anche più vecchia: se nel 2002 i bambini con meno di 10 anni erano l’11,1% della popolazione, nel 2019 erano scesi all’8,6%. Mentre la popolazione con oltre 80 anni era nel 2002 il 3,1 per raddoppiare nel 2019 al 6,1% (cioè, in valori assoluti, da 540 a 986!).
  6. Infine, la politica: da molti anni, cioè dalla conclusione dell’esperienza politica del Prof. Gaetano Michetti primo presidente della Regione Basilicata (1985-1990) eletto in provincia di Matera, di Nicola Cataldo, primo sindaco comunista e poi senatore e di Mingo Giannace, anch’egli del Pci (che da bambino fu educato dai confinati di Marconia), non ha più espresso una classe politica capace di travalicare i confini comunali.
  7. La questione ecologica, cioè il problema delle discariche

Nel 2016 Pisticci ha tutte le ferite della lunghissima agonia industriale – che non è solo una questione economica ma, avendo a suo tempo sconvolto il Dna agricolo del Comune, non lo ha sostituito né con una coscienza operaia, né con altro – dalle incertezze generali e da una conflittualità locale sempre latente che ha prodotto un senso di frustrazione generale pur in presenza di tante opportunità: i cittadini di fronte a una situazione indubbiamente complessa decidono che la proposta di “reset” del M5S e della Verri è quella a cui affidarsi: lo fanno con un consenso – già al primo turno – ampio e che al ballottaggio diventa quasi plebiscito.

Il Movimento non è proprio una novità: Pisticci aveva già dato ampio consenso al Movimento nelle politiche del 2013 e nelle Europee del 2014.

Ma nel 2016 la novità è che Pisticci è il primo e unico comune amministrato dai CinqueStelle in Basilicata.

E lo sarà fino al 2019 quando il Movimento vincerà a Venosa (che però vota con il maggioritario: e infatti ha vinto con il 28,72%!) e soprattutto fino 2020 quanto il Movimento in coalizione con altri gruppi (tra cui una lista Verdi-Psi che in tempi grillini ordinari sarebbe stata più di un’eresia) vince a Matera.

Verri è un ufo per la politica lucana, ma desta naturalmente anche molta curiosità almeno a chi non guarda alla politica come campo di tifoserie contrapposte: saprà passare dai proclami ai fatti, come troverà l’equilibrio nella gestione amministrativa e come gestirà i contrapposti interessi?

Piuttosto riservata, pacata nell’eloquio – cioè l’opposto di ciò che la vulgata vuole siano i grillini – arriva in municipio con zero esperienza amministrativa (se non gli studi in giurisprudenza e qualche attività legale a Roma, prima di rientrare a Pisticci) .

Alle spalle ha il gruppo grillino, coeso ma anche ruspante e ha il problema di tenere quel gruppo coeso: i consiglieri restano consiglieri (eccetto uno che si dimette e diventa assessore) e gli assessori vengono pescati dall’esterno. Così va avanti tra entusiasmi e difficoltà man mano prendendo in mano la macchina amministrativa (inizialmente abbastanza recalcitrante).

E’ l’unica esperienza amministrativa grillina in Basilicata e, peraltro, in un comune grande e difficile: nel resto della regione il Movimento è relegato nelle elezioni amministrative alla testimonianza, molto spesso all’inconsistenza (come nel capoluogo) e nemmeno il trionfo (44,36 per cento) alle politiche del 2018 è da abbrivio alle successive elezioni regionali (20,27%, con il candidato presidente Mattia al 20,32%) .

Ci si sarebbe aspettato dunque che il successo pisticcese fosse “usato” dal Movimento a mo’ di esempio.

Tuttavia la Verri è “trasparente” per la nomenklatura pentastellata: eppure è perfetta per l’iconografia grillina. Mai prima in politica, formata nel gruppo locale, eletta solo con la lista del Movimento, “intelligenza di ritorno”, e così via con il rosario del grillismo più puro.

Certo le manca l’aggressività del M5S 1.0, come si vede abbastanza chiaramente nel comizio con “Ale” Di Battista (dove pure ci prova).

E allora cosa c’è che non va?

Nelle “primarie” per trovare il candidato del Movimento alla Presidenza della Regione Basilicata dei quattro in lizza Grazia Maria Donvito, di 24 anni, di Pisticci nel voto sulla piattaforma Rousseau finisce ultima con 123 voti. Verrà poi candidata nella lista M5S giungendo terza con 1.968 preferenze in tutta la provincia, 701 delle quali a Pisticci: terza anche nel derby pisticcese dopo Vito Di Trani (910, Basilicata Prima, la lista che faceva riferimento all’ex presidente del consiglio regionale Dem, Piero Lacorazza) e Pasquale Bellitti (746, Progressisti) entrambi (nessuno eletto) nella coalizione di centrosinistra (a Pisticci il più votato è stato Rocco Fuina della Lega con 1.201 voti, non eletto anche lui, ma nominato nel novembre 2019 amministratore unico del Consorzio Asi di Matera).

La corsa della giovanissima candidata e il risultato non lusinghiero alle Regionali (tre anni dopo il trionfo alla Comunali) inducono la Verri ad ascrivere parte dell’insuccesso all’azione amministrativa e in particolare ad alcune misure di recupero di tasse evase.

Le “voci” dicono, tuttavia, che la sindaca non abbia gradito certe esuberanze che hanno messo in difficoltà l’amministrazione. A smentire questa lettura ci sarebbe il fatto che la Donvito è stata segnalata tra gli invitati al matrimonio della sindaca nello scorso mese di agosto.

Dalle urne emerge però anche un altro dato che induce a riflettere sui rapporti all’interno del Movimento: l’unico consigliere (ri)eletto in provincia di Matera, Gianni Perrino, con 3.325 voti (ne aveva avuti 1.168 cinque anni prima) a Pisticci prende solo 129 voti.

Difficile capire attraverso i moti della turbolenta geografia grillina perché questa esperienza sia stata confinata alla dimensione locale in un momento in cui il Movimento in Basilicata, più che altrove, di fronte a molte effervescenze, avrebbe avuto tutto l’interesse di mostrare il volto operoso di questo sindaco.

Sta di fatto che di Viviana Verri, oltre Pisticci, nessuno sa niente o quasi.

Eppure la Verri in tutti quelli che l’avevano incrociata nel “Palazzo” di via Verrastro aveva subito destato – dopo le iniziali perplessità – una eccellente impressione.

L’esordio è in una nelle commissioni del consiglio regionale dov’era in discussione il piano del dimensionamento scolastico, argomento che notoriamente accende animi e agita campanili.

“La Verri in sei minuti ha spiegato il suo punto di vista con profondità e senza orpelli”, ricorda ancora e riferisce un funzionario del Consiglio.

Questo clima apre indubbiamente un dialogo istituzionale più sereno (sono anni turbolenti per il centrosinistra che perde ogni elezione sotto i colpi grillini) ed è la stessa Verri a ricordare che i rapporti con la giunta Pittella “sono stati improntati a rispetto e collaborazione”.

A ottobre 2021, i pisticcesi però decidono che va bene così e confinano la Verri e i CinqueStelle esattamente all’interno del “bacino” del primo turno del 2016, cioè il 20 per cento. Alla Verri è mancato il vento del 2016 e non si è trasformata in consenso l’azione amministrativa (molta dedicata a rimettere in sesto la macchina comunale). Non ha pagato un certo rigore e forse degli errori.

Errori, certo! Ma anche tante cose fatte”, ribatte la Verri.

Comunque non basta per andare al secondo turno (la vulgata vuole che i voti grillini siano stati spostati su Albano per ricambiare la cortesia di cinque anni prima), ma basta alla Verri per cambiare tavolo.

“Non si può buttare a mare l’esperienza di Virginia Raggi” ragiona ed è fin troppo facile intendere che il riferimento sia alla sua stessa esperienza. Così come ragiona che anche sulle vicende pisticcesi (il mancato accordo con il Pd che voleva l’intesa ma con un proprio candidato sindaco) “abbia pesato la leggerezza del Movimento”, cioè l’assenza di una direzione politica a livello regionale capace di dare le gambe agli accordi presi a livello centrale.

Potrebbe ora nascere la cosiddetta chat delle ex-sindache, quel gruppo di cui tutti vaticinano intorno a Virginia Raggi e che partendo dalla critica scarso sostegno agli amministratori grillini intende condizionare le scelte titubanti di Giuseppe Conte.

E lì un posto per la Verri e la sua esperienza c’è sicuro, perché alla fine dei conti e con cinque anni di gestione di un comune come Pisticci alle spalle serve più la Verri ai Cinquestelle che i Cinquestelle alla Verri.