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Congiuntivo

Paola Buttiglione, il virus non ferma la creatività

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Le mascherine di Paola Buttiglione

Ho sempre immaginato che avrei incontrato Paola Buttiglione nel suo negozio di via Ridola a Matera.

E che tra un sorriso, un abbraccio e una chiacchiera mi sarei potuta immergere tra i colori e la qualità dei suoi tessuti.

Per parlare di lei e raccontare quello che è diventata oggi, dovrò adattarmi. Non potrò entrare in sintonia con lei guardandola negli occhi, se non attraverso uno schermo. E dovrò accontentarmi di cogliere la sua emozione dalla voce, dovrò affidarmi all’istinto. Sì, perché l’emergenza sanitaria di questa pandemia ci ha tolto soprattutto questo. La possibilità di entrare in sintonia con gli altri e con ciò che ci circonda attraverso i nostri sensi: la vista, il tatto, l’olfatto. Abituati, come siamo, a vivere gli altri e gli spazi attraverso le emozioni percepite dai sensi, ci manca soprattutto poter toccare con mano la realtà, per sentirla. Questa volta, quindi, potrò affidarmi all’unico senso che mi è permesso di utilizzare, il mio udito.

Paola Buttiglione nel suo laboratorio riconvertito per la produzione di mascherine
Paola Buttiglione

Sentirla è un’emozione anche per me. Ci siamo fermate, con la sua storia, al 2016 a quando, nel suo laboratorio mi parlava di design, del suo, quello legato alla manualità del sarto.

Di strada ne ha fatta, continuando a valorizzare la sua passione per i tessuti, le tendenze del disegno, i costumi di scena, lo stilismo di moda e la vestibilità su misura sia maschile che femminile nel suo negozio, nel cuore della città europea della cultura. Come per tutti quelli che lavorano in questo settore, lo stop forzato è costato tanto. Fermarsi, però, è impossibile per chi ha fatto di una passione uno stile di vita. Ci ritroviamo, quindi, a parlare ancora di design, quel design che diventa risposta ad un bisogno, alla necessità di diventare protezione, senza dover necessariamente rinunciare alla propria personalità.

La riscopro, per questo periodo, nel suo laboratorio, a realizzare mascherine. L’unico ponte di connessione con il mondo. Una protezione per noi e per gli altri. Diventate già un’icona di stile, espressione dell’antitesi tra l’egoismo e altruismo. Percepita da tanti, come un fardello, che saremo costretti ad indossare per un tempo indefinito.

Paola, attraverso il suo lavoro, espressione del suo personale design, le ha realizzate così, con l’attenzione alla ricerca dei materiali, alla bellezza dei tessuti e all’estetica. Una seconda pelle, dalle fantasie particolari e dalla qualità certificata, apprezzata da molti. I numeri e le risposte confermano che in realtà nulla si è fermato. Non il design che resiste e si reinventa, non la voglia di ricominciare.

L’entusiasmo di Paola, alla fine, riesce a coinvolgermi. Le mie parole e riflessioni sulle probabili difficoltà del futuro lavorativo per questo settore, sembrano perdersi tra le sue, cariche di fiducia. Certa che il rapporto personale con i suoi clienti, quelli a cui già consigliava il tessuto e il taglio per un capo unico, non andrà perduto. Come l’unicità del lavoro artigianale, espressione indiscussa della qualità del nostro made in Italy.

Prima ancora di finire queste righe mi accorgo di avere tra le mani una delle mascherine di Paola. La possibilità di poterne apprezzare la bellezza della trama e la morbidezza del tessuto mi riporta alla mia normalità, felice di essere riuscita lo stesso a raccontare questa storia di design, attraverso tutti i miei sensi.

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