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Il modello Basilicata dell’emergenza

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L'albero dedicato ad Antonio Nicastro piantato a Potenza

Lo scorso 30 aprile scorso il consigliere regionale Piergiorgio Quarto (Basilicata positiva) in un comunicato ricordava come il coronavirus, inaspettato nei suoi molteplici risvolti drammatici, avesse visto il sistema sanitario lucano all’altezza della situazione.

Nella nota il consigliere di maggioranza aggiungeva che la Basilicata è diventata «un modello da imitare, potendo ad oggi vantarci di una terapia intensiva con zero pazienti a Potenza e con solo quattro persone ricoverate al Madonna delle Grazie di Matera». Merito, ricordava, del contributo reso dall’establishment politico.

Il modello Basilicata, dunque.

La fase acuta dell’emergenza è ormai alle spalle. Ma c’è mai stata una fase acuta? Quando le famiglie di Antonio Nicastro e Palmiro Parisi, tra le 27 vittime lucane della COVID-19, denunciavano di non riuscire a ottenere il tampone, il peso dell’emergenza epidemica si misurava in circa cinquanta contagiati in tutta la Basilicata.

La storia delle settimane di emergenza che hanno contribuito a definire il modello Basilicata è racchiusa nella lunga serie di comunicati e videomessaggi che hanno accompagnato la fase 1 dell’epidemia e i primi giorni della ripartenza dopo il lockdown.

A leggerli tutti, una cosa appare davvero chiara: il profondissimo scollamento tra quell’establishment e la comunità territoriale.

Alla comunicazione istituzionale è demandata la costruzione di una realtà che nell’esperienza comune appare differente. Il modello Basilicata, appunto.

Digitando la parola chiave “covid” nell’archivio di Basilicatanet, il portale ufficiale della comunicazione istituzionale di viale Verrastro, l’utente si imbatte in 533 notizie tra comunicati della giunta regionale, note dei consiglieri e qualche annuncio degli enti subregionali. La maggior parte di questi testi supera le 600 parole. Spesso si tratta di risposte stizzite o puntualizzazioni sull’efficace risposta all’emergenza. Nella quasi totalità dei casi sono messaggi redatti a uso e consumo degli addetti ai lavori. Comprese decine di righe spese in ringraziamenti alle svariate donazioni di presidi di sicurezza o attrezzature sanitarie. Ne ha fatta una anche Carlo di Borbone delle Due Sicilie.

I cittadini, soprattutto in piena emergenza, alle informazioni arrivano in realtà attraverso strade diverse. Per esempio attraverso il CUP: per giorni, quanti hanno chiamato il numero unico di prenotazione per visite diagnostiche o di controllo presso l’ospedale San Carlo di Potenza sono stati rimbalzati tra «non lo so», «provi», «le faranno sapere».

Più di un mese dopo quel comunicato del consigliere Quarto, molte attività ambulatoriali presso l’ospedale Madonna delle Grazie di Matera sono ancora sospese. Al San Carlo non è ancora possibile fare prelievi e le liste di attesa, vista la mole degli appuntamenti da recuperare, sono notevoli anche per la chirurgia.

Il modello Basilicata è anche quello che ha portato allo svuotamento di alcuni servizi dell’ospedale di Venosa, individuato come covid-hospital senza che nella struttura fosse presente una terapia intensiva. Nel frattempo, a Potenza è stato allestito l’ospedale da campo donato dall’emiro del Qatar, destinato a nuove emergenze, sperando non serva; a Matera una struttura analoga sarà completata a breve. Per l’ospedale di Venosa, che non ha mai ospitato un solo paziente covid, è stato annunciato il ripristino della situazione pre-svuotamento dei reparti.

Il modello Basilicata per l’emergenza ha inoltre previsto una serie di misure economiche o di potenziamento di iniziative esistenti utili alla ripartenza. Può però capitare che un professionista o un’impresa si rivolga a uno dei Centri per l’Impiego territoriali per attivare un tirocinio formativo: si sentirà rispondere che serve pazienza, al momento non ci sono direttive per la ripartenza.

Nonostante tutto, i lucani si dicono soddisfatti dall’azione del governo regionale: lo ha confermato un sondaggio commissionato dalla Regione Basilicata a una società campana. I dettagli del sondaggio non sono mai stati diffusi, ma che il modello Basilicata per l’emergenza sia stato apprezzato lo sottolinea un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale, che deve averlo sicuramente avuto tra le mani.

Dovrebbe averlo letto anche il CoReCom, agenzia regionale dell’AGCOM, che sul sondaggio non si è pronunciata. Ma nei prossimi mesi vigilerà, assieme all’ordine dei Giornalisti, sulla diffusione di fake news sul coronavirus.  L’osservazione sarà sviluppata tra il 15 maggio e il 15 ottobre 2020, a emergenza sanitaria superata.

Ieri a Potenza una partecipata cerimonia laica nel parco cittadino di Monterale ha ricordato l’attività di Nicastro, attivista di molte battaglie ambientaliste e civiche. Nella stessa giornata, con un tempismo sorprendente, sono stati diffusi i risultati dell’indagine amministrativa disposta dal presidente Bardi sulla morte di Nicastro (oggetto, nel frattempo, anche di indagine giudiziaria). Il protocollo sulla diagnosi di coronavirus tramite tampone, dicono gli atti amministrativi, è stato rispettato. Sui fatti spetta ora alla Procura della Repubblica esprimersi. Ai cittadini, andando oltre la comunicazione istituzionale, resta la possibilità di fare una domanda: ma il protocollo del modello Basilicata è stato rispettato allo stesso modo per tutti?