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Il Covid-19 occasione per la Basilicata

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Segnale stradale indicativo: siamo al bivio

Il Covid può essere un’occasione irripetibile per la Basilicata.

La pandemia cambia la logica dello spazio, sconvolge le relazioni, ridà centralità alla perifericità. 

La Basilicata prima del Covid-19 era una terra destinata a un declino quasi inevitabile: da anni era in corso uno spopolamento inarrestabile, per molti Comuni era già scritta la parola fine, la composizione demografica era pesantemente sbilanciata verso l’età più matura. 

La quota della popolazione più giovane e in età fertile si è progressivamente assottigliata: molti di quelli che avrebbero potuto costituire una famiglia sono andati via e non torneranno.

Anche il patrimonio immobiliare è largamente inutilizzato: nei paesi sono tantissime le abitazioni vuote, di proprietà di persone che hanno scelto di vivere altri posti, spesso abitazione sono passate le seconde e terze generazioni in un quadro non chiaro di proprietà dovuto alla frammentazione imposta dalla passaggio ereditario.

La situazione non è diversa nella città di Potenza dove a fronte di quartieri sempre più svuotati continua una inutile superfetazione edilizia nelle periferie sulle quali certamente si abbatteranno anche gli effetti economici del coronavirus. 

Solo Matera è differente.

Non differente è la situazione nell’economia. 

In agricoltura se è vero che il metapontino e la valle del Bradano hanni una dimensione internazionale, anche se con due modelli agricoli completamente differenti, nelle aree interne si è oltre la sussistenza.

L’industria ha quasi completamente abbandonato la Basilicata. 

La desertificazione industriale è evidente nelle centinaia di capannoni e  aree industriali abbandonate. Spesso sono in luoghi strategici collegati alle reti di comunicazioni: le aree realizzate dopo il terremoto del 1980, gli dell’industrializzazione degli anni ’60 (la Val Basento, Tito, Viggiano). Ovunque è un gran deserto. 

Oggi però queste condizioni (spopolamento, patrimonio immobiliare non utilizzato e spazi industriali vuoti) possono essere paradossalmente, nel dramma generale, punti di forza. 

Il dopo-Covid cambierà il mondo, a prescindere dalla questione sanitaria.

Le relazioni sociali, anche quando il virus sarà completamente sconfitto non torneranno com’erano “prima”. 

Il nuovo mondo, le nuove relazioni, avranno come denominatore comune la richiesta di spazio.

Il distanziamento sociale, che oggi è una necessità sanitaria, resterà probabilmente in forme che oggi noi non immaginiamo così come non immaginavamo di doverlo fare il distanziamento sociale prima del Coronavirus. 

Le vacanze non saranno più quelle degli ombrelloni uno vicino all’altro oppure dei musei super affollati o ancora dell’assalto in piazza storiche.

Saranno vacanze voraci di spazio. 

Non ci potranno più essere aree industriali sovraffollate, probabilmente la stessa dimensione industriale dovrà adattarsi. I processi produttivi che oggi sono contenuti all’interno di stessi impianti, sul modello dell’industria diffusa sul territorio dei distretti industriali, dovranno essere segmentati.

Ma spazi nelle aree più industrializzate del Paese non ce ne sono e non c’è il tempo – e i soldi – per realizzare nuove strutture.

La Basilicata ha capannoni e aree industriali attrezzate e collegate a reti viarie: aree realizzate negli anni 80 che sono immediatamente disponibili.  Così come una rete di piccole aree artigianali.

Per la Basilicata è un’occasione. La storia dà un’altra chance, una chance per una terra che era destinata al declino e che oggi paradossalmente proprio per le condizioni che ne hanno determinato il declino può invece trovare il modo di tornare a essere centrale nella geografia economica. 

È paradossale, e anche triste che nasca da una tragedia, ma il mondo avanti. 

La Basilicata saprà cogliere questo questo vento? 

Basilicatapost con la sua peculiarità di blog a più voci tra «lucani erranti», gente che sta un po’ in Regione, un po’ vive e lavora fuori, osserverà il «post-covid»: lo farà riprogettando completamente il sito proprio per sottolineare l’eccezionalità del momento.