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Numeri e costi dei servizi per l’infanzia in Basilicata

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I dati relativi alla Basilicata nel rapporto “Nidi e servizi educativi per l’infanzia, stato dell’arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato”

Il rapporto “Nidi e servizi educativi per l’infanzia, stato dell’arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato”, frutto dell’accordo di collaborazione triennale stipulato tra il dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Istat e l’Università Ca’ Foscari Venezia, è stato sviluppato per avere uno strumento utile a definire le prossime politiche generali e le risposte concrete ai bisogni dei più piccoli e delle famiglie del Paese. Un indirizzo che si è reso ancora più urgente con l’emergenza epidemiologica, durante la quale i bambini, e con loro i genitori, sono stati un pezzo tralasciato del Paese.

Si tratta di servizi che hanno sia effetti rilevanti sulla crescita educativa delle bambine e dei bambini sia contribuiscono a eliminare ostacoli all’inclusione dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro. Vale la pena ricordare che le tre tipologie di disagio che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale (grave deprivazione materiale, rischio di povertà, bassa intensità lavorativa) risultano tutte associate a percentuali di utilizzo del nido nettamente inferiori rispetto a quelle delle famiglie che non presentano alcuna condizione di disagio.

Il Mezzogiorno sempre sotto la media nazionale

Il contesto nazionale è disomogeneo, ma c’è un’indicazione generale ricorrente: la carenza strutturale nella disponibilità di servizi educativi per la prima infanzia.

Nelle regioni meridionali i posti disponibili nei nidi e nei servizi integrativi pubblici e privati non raggiungono mediamente il 15% del potenziale bacino di utenza, costituito dai bambini fino a 3 anni di età. La media italiana è del 24,7%, contro il parametro del 33% fissato dall’Unione Europea già nel 2002 quale traguardo per gli stati membri, da raggiungere entro il 2010, per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

La Basilicata si è fermata al 14,3%.

Il divario tra i due capoluoghi e i territori

Complice lo spopolamento, l’orografia del territorio e l’economia trainata, sia nei servizi sia nell’industria, da pochi centri urbani, la Basilicata, con la provincia di Bolzano e il Lazio,è tra le regioni con il maggior divario tra la concentrazione di posti disponibili nei comuni capoluoghi e il resto del territorio.

A livello micro-territoriale il rapporto fornisce una fotografia molto esplicita delle realtà locali: lo stato dei servizi per l’infanzia rilascia dati utili anche a ulteriori letture sulla demografia, le abitudini e il futuro delle periferie.

Dalla mappa regionale emerge chiaramente che più della metà della Basilicata è priva del servizio. Per raggiungerlo, le famiglie residenti in questa porzione di regione, devono raggiungere i Comuni limitrofi con percorsi che variano da 10 a più di 30 minuti.

La spesa dei Comuni lucani

La spesa dei Comuni, singoli o in maniera associata, per i servizi socio educativi per la prima infanzia è uno di parametri che, pur non garantendo la qualità, permettono di avere un’indicazione su altri indicatori correlati, per esempio l’accesso al lavoro dei giovani e delle donne, il grado di conciliazione casa-lavoro, il contrasto alla povertà educativa.

In Basilicata la spesa media annua per bambino residente si attesta a 317 euro, al quartultimo posto nella scala regionale, e molto sotto i 2.235 che portano Trento al primo posto, ma anche dei 1.004 euro della posizione mediana ottenuta dall’Umbria.

Indagine su asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia: la spesa media nei Comuni per regione

Il dato medio nazionale dei bambini fino a tre anni presi in carico dai servizi comunali o convenzionati con i Comuni è pari al 14%, in Basilicata il dato è pari al 6,9%.

Il rapporto fa inoltre notare che l’accesso anticipato alla scuola dell’infanzia è inversamente proporzionale alla quantità dei posi disponibili: la Basilicata è la seconda regione in Italia con il 26,3%, anticipata solo dal 31,3% della Calabria.

«Questi dati – emerge nel report – indicano una potenziale domanda di asili nido da parte delle famiglie, almeno per i bambini di età compresa fra i 24 e i 36 mesi, che si rivolge alle scuole d’infanzia per la loro maggiore accessibilità, sia dal punto di vista economico, sia per la più ampia disponibilità di posti sul territorio».

Il riparto dei fondi nazionali per la Basilicata

Il riparto fondi del piano nazionale nel triennio 2017/2019 ha destinato alla Basilicata 1.292.990 euro nel 2017, 1.557.436 euro nel 2018, 1.940.022 euro nel 2019.

Le Regioni, rispetto alla quota del Fondo 2018 e 2019, devono assicurare un cofinanziamento pari, rispettivamente, almeno al 20% e al 30%.

Del fondo 2019 hanno beneficiato 126 Comuni lucani su 131.

Costi e posti disponibili: così cresce il divario sociale

In Italia il carico medio che una famiglia deve sostenere per il servizio di asilo nido era pari a 1.570 euro nel 2015 ed è salito a 1.996 euro del 2017. I costi da sostenere per la frequenza degli asili nido contribuiscono a selezionare i bambini che accedono al servizio dal punto di vista del reddito familiare.

Nel 2018 nel Mezzogiorno solo il 5,5% dei bambini di età compresa tra 0 e 2 anni ha beneficiato del bonus asilo nido (legge n. 232/2016, art. 1 comma 355) del valore di 1.500 euro a copertura delle spese sostenute per asili nido pubblici e privati. In Basilicata il bonus è arrivato al 7,8% dei potenziali beneficiari.

Foto di ParentiPacek da Pixabay