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Il consumo di suolo (e di spazio) in Basilicata

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Una vista sul rione Macchia Romana di Potenza

Uno dei principali errori nella narrazione generalista sulla Basilicata sta nell’indicazione che se ne fa di “una piccola regione”. La Basilicata è una regione con bassa densità di popolazione. Una delle problematiche maggiori, infatti, è proprio l’agibilità dei collegamenti dei suoi (scarsi) 500.000 abitanti attraverso la superficie di 9.995 km². Oltre, naturalmente, al peso politico irrilevante di un simile bacino elettorale.

Da settimane sia l’indirizzo politico sia lo stimolo della proposta privata vanno nella stessa direzione: sfruttare alcune caratteristiche della Basilicata per una veloce e positiva ripresa della vita terminata la fase critica dell’emergenza epidemica. Quella vasta superficie disponibile, per esempio: ampi spazi, distanze garantite, aree incontaminate, natura dirompente.

Ma quanto la Basilicata è capace di preservare questa condizione?

Nello scenario comune delle nostre città, in questi giorni da fine lockdown, compaiono i cantieri dell’edilizia privata: le gru sono tornate in funzione, i palazzi crescono con nuovi piani, le imprese rilanciano offerte. Ma nelle stesse città – e non solo nei paesi più periferici – basta una passeggiata per rendersi conto del patrimonio immobiliare disabitato disponibile e non censito.

Non sarebbe questo il momento per invertire la tendenza? È possibile smettere di puntare tutto su nuove cubature moderne che spingono sempre un po’ più in là la cintura delle aree cementificate, nonostante la curva demografica continui a calare?

Nel gennaio 2019, Sandro Cruciani, direttore della Direzione centrale per le statistiche ambientali e territoriali dell’ISTAT, in audizione in commissione al Senato per l’esame delle proposte di legge in materia di consumo di suolo, disse che «rispetto alla stima del 2011, il fenomeno dell’antropizzazione del nostro suolo risulta in crescita del 6,6%».

La crescita è stata particolarmente accentuata nel Mezzogiorno (+7,9% rispetto al 2011).

«Nel Mezzogiorno – si legge nella relazione alla commissione – il modello di consumo sembra orientato a replicare, in territori ancora comparativamente meno impattati, i modelli di elevato consumo che hanno caratterizzato negli anni precedenti al 2011 diverse aree del Centro-Nord, confermando la necessità di introdurre strumenti in grado di controllare la crescita di questo fenomeno».

Le stime del centro di ricerche per l’edilizia Cresme indicano 19 abitazioni costruite illegalmente ogni cento autorizzate. Nel 2017 in Campania, Basilicata e Calabria sono state edificate circa due nuove costruzioni illegali ogni tre autorizzate.

Il rapporto ISPRA 2019 aggiunge che in termini di incremento percentuale, i valori di consumo di suolo più elevati sono in Abruzzo (+0,51%), Basilicata (+0,47%) e Veneto (+0,41%).

La Basilicata è anche tra le regioni che hanno registrato un importante incremento di aree urbane (+1,48%)

Analizzando il suolo consumato in relazione all’altitudine, il rapporto segnala che nella fascia collinare l’incremento maggiore si è verificato in Piemonte, Sicilia e Basilicata.

Considerando il consumo marginale di suolo, «Potenza è il capoluogo che presenta il valore più alto (4.025 m2 /ab), avendo consumato, nell’ultimo anno, 17,3 ettari di suolo e avendo avuto un aumento di popolazione di soli 43 abitanti».

Osservando il consumo di suolo su base regionale, il primo comune tra i lucani è Matera (2.183 ettari nel 2018).

L’epidemia di COVID-19 non ha fornito una buona motivazione per invertire la tendenza?