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Congiuntivo

Caciobond, il prodotto che salva il latte di bufala

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Si chiama “Sasà” ed è il primo caciocavallo a latte crudo di bufala nato ai tempi del Coronavirus.

Pesa 11 chili ed è stato prodotto dagli esperti casari del caseificio Giuseppe Morese, l’azienda agricola e zootecnica della Piana del Sele dove le 350 bufale sono ancora chiamate ognuna con il proprio nome nel rispetto dell’antica tradizione.

Pontecagnanese di nascita, ma lucano di adozione, il super cacio sarà stagionato a Tramutola grazie all’intesa fra l’azienda zootecnica di Pontecagnano Faiano e Coldiretti Salerno.

Una sfida nella sfida. Sì perché Sasà e i suoi fratelli – sono state prodotte altre forme di diversa pezzatura – rappresentano la risposta di un allevatore appassionato alla contrazione della domanda, alla crisi dell’export e al blocco del canale ho.re.ca, dovuta al lockdown.

Non a caso sarà commercializzato sotto il nome di “Caciobond” perché si acquista oggi e si consuma a stagionatura completata, dai tre ai ventiquattro mesi per chi vuole provare l’ebbrezza di un “parmigiano meridionale”. Un esempio di come trasformare «un’eccedenza in eccellenza».

«Il calo della domanda ha comportato una crisi improvvisa del settore bufalino in Campania – spiega il direttore di Coldiretti Salerno, Enzo Tropiano – di qui l’idea di trasformare il latte in eccedenza in caciocavalli di bufala, con l’obiettivo di salvaguardare l’intero comparto zootecnico, che non può fermarsi. Con il “Caciobond” supportiamo la ripresa delle imprese zootecniche».

Intanto, a meno di un mese dal lancio sono tante arrivate, anche da Oltralpe, all’azienda Morese per il l’acquisto del “cacio anti crisi” il cui ricavato sarà devoluto in parte all’ospedale Cotugno di Napoli per aiutare i medici a sconfiggere il Covid-19.